L'arma segreta nella gestione efficace dello stress per avvocate e avvocati

L'arma segreta nella gestione efficace dello stress per avvocate e avvocati

L'arma segreta nella gestione efficace dello stress per avvocate e avvocati

Ti è mai capitato di sentire, nelle sfide della vita quotidiana, quelle piccole spiacevoli sensazioni, come avere le mani fredde e sudate proprio quando stai per stringere la mano per la prima volta al direttore generale? O il cuore che batte talmente forte da offuscare i pensieri, prima di un intervento importante durante una riunione? O la voce stridula e che si spezza in gola durante una conferenza in pubblico?

Bene, se ti è capitato vuol dire che sei umano e che il tuo corpo funziona così come è stato programmato per fare.

Perché queste sensazioni “spiacevoli” altro non sono che il segno dell’attivazione di un sistema del nostro corpo, cui dobbiamo, come genere umano, la sopravvivenza.

È il Sistema Nervoso Autonomo Simpatico

Questo sistema è programmato per attivarsi quando percepiamo degli stimoli minacciosi e la sua attivazione, che modula parte della nostra “risposta di stress” è evolutivamente programmata per mettere il nostro corpo nelle condizioni di combattere o scappare (fight or flight), uniche opzioni valide quando ci troviamo davanti ad una minaccia per la nostra sopravvivenza. Le pupille si allargano, per permetterci di visualizzare meglio il campo ed identificare le via di fuga, aumenta il sudore per abbassare la temperatura e sopportare meglio lo sforzo, il cuore batte più veloce per pompare sangue ai muscoli, che a loro volta si tendono per facilitare lo scatto, lo stomaco e l’intestino si bloccano e cercano di “scaricarsi” il più possibile per facilitare la fuga, i muscoli della gola si stringono per emettere suoni striduli e inarticolati ma che possano arrivare il più lontano possibile, siamo meno lucidi perché il sangue si concentra ai muscoli e non al cervello perché se c’è un allarme bisogna scappare e mettersi in salvo, a ragionare ed analizzare ci penseremo poi.

Ma se questa reazione è fisiologica, perché ci poniamo il problema dello stress? Perché sappiamo che è rischioso ed è qualcosa che non ci fa bene?

La risposta sta nel fatto che questa attivazione è programmata per essere a breve termine. Per accendersi, portarci al sicuro e spegnersi. Originariamente era così. Nella vita “piatta” di un Homo Neanderthalensis (o anche di un qualsiasi mammifero) , gli stimoli minacciosi erano relativamente pochi, esterni e ben visibili e ben combaciavano con uno scoppio di attivazione che, una volta scongiurato il pericolo, si sarebbe spento.

Grazie all’attivazione di un altro sistema, speculare al primo, che tocca e avvolge esattamente gli stessi organi e le stesse funzioni.

Il Sistema Nervoso Autonomo Parasimpatico

Questo altro sistema è quello che, quando attivato, permette al nostro corpo di rallentare, di digerire, di essere “tenero” e amichevole (rest and digest, tender and be friend). Quando si attiva, le pupille si stringono, per permettere di guardare meglio e più a fondo stimoli vicini, il cuore rallenta perché deve pompare solo il sangue necessario ai regolari processi fisiologici, stomaco e intestino si prendono il tempo di digerire, i muscoli si distendono, perché non c’è nessun bisogno di essere pronti a scattare, la gola si allenta, per permettere di modulare suoni bassi e dolci, il sangue arriva al cervello e con questo scambia ossigeno, permettendoci di ragionare a lungo termine, interpretare, progettare.

Il nostro corpo, essendo una macchina perfetta, è progettato per permettere uno scambio continuo tra questi due sistemi che, quando a pieno regime, ingaggiano una danza di attivazione di uno e poi dell’altro, in un magico equilibrio dinamico che si traduce nella sensazione di “stare bene”.

E allora, se questo è il progetto originario, 

cos’è che inceppa il meccanismo e che ci provoca disagio, ci fa sentire stressati?

La risposta sta nella troppa attivazione del nostro Sistema Simpatico. Perché nella nostra vita quotidiana gli stimoli che registriamo come minacciosi sono aumentati in modo esponenziale. Ci sono quelli esterni che arrivano e sconvolgono la giornata: una lite con il boss, una mail che arriva proprio prima di cena, il bancomat che ritira la carta durante un prelievo e il numero verde che non è attivo. Ma, ben più centrali, sono le reazioni che noi abbiamo davanti a questi stimoli. Pensieri negativi che si infilano in ogni momento, specialmente quando siamo sotto pressione e abbiamo un obiettivo da raggiungere, immagini che si ripropongono, preoccupazioni sulle conseguenze delle nostre azioni e di quelle altrui, sensi di colpa, senso del dovere, frustrazione, rabbia, impotenza. Un branco di predatori che ci attacca continuamente, senza darci il tempo di riposare, di sentirci al sicuro. Questo spinge il nostro corpo a mettersi in posizione di difesa e, a sua volta, questa viene letta dal nostro cervello come la prova della tangibile presenza della minaccia che, venendo dall’interno, è impossibile da combattere e da sfuggire. E diventa un circolo.

E qui si apre l’altra grande difficoltà, che contribuisce ad impallare la nostra macchina perfetta. Perché per garantire l’equilibrio, non basta disattivare il Sistema Simpatico, bisogna attivare il Sistema Parasimpatico. Per farlo, è necessario che le nostre sensazioni, il nostro sistema percettivo, ci comunichi che siamo al sicuro, che possiamo abbassare la guardia e sentire gratitudine per quanto abbiamo attorno e abbiamo costruito, sentirci apprezzati ed apprezzare, avere il tempo fare quello che ci da piacere, goderci quei momenti di assenza di minaccia.

Riequilibrare questi sistemi può sembrare impossibile, perché la maggiore insidia è già nel loro nome. Sono sistemi Autonomi, scollegati dal nostro comando volontario. Possiamo investire tempo ed energia nel comandare al nostro cuore di battere più lentamente, ma lui non lo farà, continuerà a reagire a qualcosa che sembra invisibile.

Ma il punto di ripristino di questa macchina, esiste. Perché il Sistema Nervoso Autonomo è molto ben collegato al nostro cervello, solo non direttamente a quella parte del cervello che crea i pensieri che sentiamo, da cui partono i comandi espliciti che ci diamo, la corteccia pre-frontale. E’ collegato, invece, ad uno strato più profondo del cervello, le strutture sottocorticali, dove si generano le emozioni e dove hanno origine i processi di base della nostra sopravvivenza, come il respiro.

Il Respiro come risorsa strategica

Ed è esattamente usando questa risorsa che possiamo riequilibrare i nostri sistemi. Imparando a respirare in modo calmo, rilassato, mettendo il nostro corpo nella condizione di attivare il sistema Parasimpatico e quindi comunicare alla “macchina dei pensieri” che è tutto ok, che in quel preciso momento siamo al sicuro. E sostenendo questo con la ricerca delle emozioni che si accompagnano a questo senso di sicurezza: la gratitudine, l’apprezzamento, la cura.

Imparare ad usare e giocare col nostro respiro ci permetterà anche di utilizzarlo, in un alto modo complementare, per ricaricare la nostra energia ed attivare il nostro organismo quando siamo stanchi e non concentrati.

E’ un allenamento costante, che non può scindersi dal porsi domande su che cosa impedisce di sentirsi al sicuro, sul perché il nostro insieme mente-corpo percepisce una minaccia dove, magari, c’è soltanto un’email. Ogni individuo è unico ed irripetibile, e ognuno di noi reagirà in modo diverso a stimoli diversi. Quindi dalla consapevolezza e dalla conoscenza di se stessi e del proprio funzionamento, che nascerà il ritorno all’equilibrio.

L’obiettivo non sarà cancellare lo stress, non avere più le mani sudate in un momento importante o la voce spezzata, ma riconoscere queste reazioni come del tutto proprie e speciali, non sentirsi sopraffatti dall’ineluttabilità di queste, ma piuttosto imparare a giocarci, a calmarle, a convertirle, a comunicare al nostro corpo e alla nostra mente “tranquillo, non è una minaccia, tu stai bene, qui ed ora sei al sicuro” e darsi l’opportunità di esprimere al meglio in quello stesso momento le proprie potenzialità, che questo riguardi la propria performance o la capacità di entrare in relazione con gli altri, nella nostra sfera di efficacia personale.

Per maggiori informazioni o approfondimenti, contattatemi direttamente:

Chiara Cosentino

Sono una psicologa e ho conseguito un Dottorato di ricerca in psico-fisiologia clinica. Sono esperta in tecniche integrate psico-corporee di rilassamento e gestione dello stress tra cui Biofeedback, Training Autogeno e IBP. Applico queste competenze in coaching e workshop per i clienti avvocati e avvocate del nostro studio.