La Curva dell'Efficacia Personale

La curva dell'efficacia personale

Imparare da chi ha successo

Da professionista psicologo e psicoterapeuta, oltre a studiare le più attuali ricerche in ambito di psicologia del lavoro, come assessor e coach, ho avuto e ho l'opportunità di lavorare con top manager e professionisti di alto profilo, persone che, secondo varie accezioni, hanno avuto e continuano ad avere successo in ambito professionale. Nella maggior parte dei casi, i miei committenti, hanno richiesto che misurassi i miei clienti con strumenti psicometrici validati, prevalentemente test di personalità e abilità nel ragionamento critico, e che li descrivessi in riferimenti a modelli di competenze. In altre parole in un profilo descrivo le persone in base a quanto si avvicinino o meno alla media di un campione di professionisti, rispetto a determinate caratteristiche o abilità psicologiche, e quanto sappiano esprimere determinate competenze attraverso relativi comportamenti. Un lavoro di questo tipo potrebbe far supporre che io abbia potuto, negli anni, a mia volta individuare direttamente sul campo il profilo di personalità e i comportamenti che contraddistinguono una persona di successo in ambito professionale. Ebbene no! O almeno non in questo modo. Quello che è emerso, è che le persone di successo hanno sì degli aspetti in comune, ma non si tratta né di caratteristiche di personalità, né di specifici comportamenti o abitudini.

Cosa distingue le persone di successo?

Una caratteristica, un comportamento o un atteggiamento, de-contestualizzati, ovvero separati dal resto della persona e dal contesto socio-relazionale, sono come un fiore strappato dal prato, bello ma destinato a perire.

Ma come? E allora "Le 7 Regole per Avere Successo ... Nuova edizione del bestseller "The 7 Habits of Highly Effective People" di Stephen R. Covey e più recentemente Tim Ferris con i suoi "Tools of The Titans", gli strumenti dei titani, ovvero le ricette distillate dalle persone di successo che ha intervistato? E, per chi volesse andare alle origini di questo filone letterario, "Think and Grow Rich", in italiano "Pensa e arricchisci te stesso" del 1937 di Napoleon Hill?

Il presupposto su cui si basano tutti questi, e molti altri, libri, ma anche vere e proprie scuole come la Programmazione Neuro Linguistica, NLP, è che individuando i comportamenti, le abitudini o gli schemi mentali/psicologici che distinguono i best performer dalle persone comuni si avranno le istruzioni da seguire per avere successo.

Una caratteristica, un comportamento o un atteggiamento, de-contestualizzati, ovvero separati dal resto della persona e dal contesto socio-relazionale, sono come un fiore strappato dal prato, bello ma destinato a perire.

Questo approccio, per quanto suoni bene, ha almeno due limiti:

1. Non è detto che i fattori isolati e individuati come distintivi delle persone di successo siano poi anche quelli determinanti per il successo delle stesse; si consideri inoltre che per definizione, le analisi delle "caratteristiche" sono fatte su persone che già hanno avuto successo. Per assurdo si potrebbe ipotizzare che ne siano una conseguenza piuttosto che una causa originanti.

2. Una caratteristica, un comportamento o un atteggiamento, de-contestualizzati, ovvero separati dal resto della persona e dal contesto socio-relazionale, sono come un fiore strappato dal prato, bello ma destinato a perire.

E quindi? Cosa distingue le persone di successo? Perché, come dicevo sopra, almeno una cosa le persone di successo la hanno in comune: l'auto-consapevolezza rispetto alla propria area di efficacia!

L'Area di Efficacia Personale

Le persone di successo, sanno come mettersi in condizione di avere successo; ovvero, sanno quale sia la loro area di efficacia personale e sanno come accedervi. In altre parole attingono a piene mani al loro potenziale. Ma cosa cambia rispetto agli approcci di cui sopra? Cambia che in questa prospettiva non stiamo parlando di un area che le persone di successo condividono o hanno in comune, ma dell'area di efficacia di ciascuno!

Ecco che entra in gioco la #Uniquenss ovvero il nostro, di ciascuno di noi, modo di essere unici e irripetibili. Se volgiamo eccellere dobbiamo comprendere a fondo chi siamo e smettere di piegare il nostro talento a modelli più o meno astratti che ci costringono ad andare contro natura.


Le basi scientifiche

Per aiutarci a descrivere la nostra area di efficacia abbiamo elaborato un grafico che ci possa fare da punto riferimento. Pur trattandosi di una nostra ideazione originale, il grafico e soprattutto la teoria sottostante sintetizzano il contributo di alcuni dei più importanti psicologi contemporanei. In attesa di elaborare una versione in cui espliciteremo esattamente il contributo di ciascun autore, con relativa bibliografia, per i nostri scopi mi limiterò a citarne i principali e a linkare i nomi con un playlist che raccoglie contributi del e sull'autore citato, oltre ad un testo di riferimento e l'esplicitazione del concetto per cui ci interessano in questo contesto:

Elementi cardine della curva


Per leggere il grafico

Sull'ascisse trovate il livello di attivazione psico-fisiologica: in altre parole quanto siamo riscaldati in una determinata situazione. Come per l'attività fisico, anche quella psico-relazionale parte dall'apatia, passa per livelli ottimali e arriva al panico. Un conto è discutere di una complessa questione lavorativa quando siamo "sul pezzo", un conto è farlo venendo svegliati nella notte, piuttosto che a fine giornata dopo una riunione particolarmente faticosa.

Specifico che l'attivazione qui descritta non si riferisce a un andamento temporale, ma fotografa uno stato. In altre parole, si può rimanere a lungo in condizione di Flow. Faccio questo chiarimento per chi notasse un'analogia con le curve dell'arousal e dell'eu-stress e dis-stress che tipicamente seguono lo stesso andamento ma considerano l'ascisse un continuum temporale.

Sulle ordinate troviamo il livello di complessità gestita: in altre parole si alza l'asticella delle situazioni che riusciamo a gestire in maniera efficace. Ricordate il video #4 in cui riflettevamo su come un conto fosse parlare con degli amici a cena e un conto tenere un discorso davanti a molte persone, piuttosto che comunicare una notizia delicata?

Abbiamo dato per assunto che in ogni momento un grado minimo di efficacia venga raggiunto, la sopravvivenza. Per questo motivo la curva resta sempre in positivo.

I livelli di efficacia

Partendo dal basso verso l'alto:

  • Survival, lo sopravvivenza: si tratta della porzione più ampia sull'ascisse, ma anche della più bassa rispetto alle ordinate. Questo vuol dire che, da una parte, in ogni caso troviamo un modo per garantire la nostra sopravvivenza, ma dall'altra che quando incontriamo, affrontiamo una situazione complessa avendo troppa poca o troppa attivazione psico-fisiologica, ricadiamo in schemi automatici, reattivi, programmati per garantire sì la sopravvivenza, ma non per rispondere alle particolari sfide di quella situazione. Kahneman descriverebbe quest'area come gestita dal pensiero veloce: è quando seguiamo la nostra routine mattutina o andiamo al lavoro senza quasi renderci conto. Eppure in queste situazioni, per esempio, riusciamo efficacemente, senza nessuno sforzo, a muoverci nel traffico, compito che da anni e con enormi investimenti le migliori menti del globo provano a insegnare alle macchine. Non tutto quello che ci appare banale è semplice.
  • Achievement, conquista: si tratta di un area piuttosto ampia e che copre livelli di complessità maggiori rispetto a quella del survival, ma ha limiti in ampiezza. Ho definito quest'area "della conquista" per via del passaggio da una gestione apparentemente senza sforzi a una gestione estremamente "controllata". È l'area in cui esprimiamo le nostre competenze tecniche, le nostre tattiche, ma in maniera esecutiva e meccanica. In quest'area affrontiamo situazioni per noi percepite come faticose piuttosto che difficili. La grande attenzione riduce la nostra visione d'insieme spingendoci in una modalità prevalentemente esecutiva. Questa è l'area in cui tipicamente, noi professionisti, gestiamo compiti ritenuti routinari o burocratici.
  • Confidence, sicurezza di sé: è l'area in cui ci sentiamo maggiormente a nostro agio. A questo livello esprimiamo appieno e in maniera naturale le nostre competenze, siamo in grado di gestire imprevisti e mantenere uno sguardo d'insieme. in quest'area alterniamo momenti di automatismo e momenti di approfondimento e controllo. Si tratta dell'area in cui un professionista preparato ed esperto si trova per la maggior parte di una buona giornata lavorativa, una giornata in cui sia chiamato a mettere in campo le sue competenze per risolvere problemi di natura professionali piuttosto che eseguire operazioni standard.
  • Flow, lo scorrere: si tratta dell'area più ridotta, ma in grado di gestire i livelli più alti di complessità. È quella dimensione in cui siamo in pieno contatto con il nostro potenziale, sia in termini di competenze, sia, e soprattutto, in termini psico-fisiologici. In quest'area il controllo lascia il passo all'intuizione, le risposte non sono il frutto di un ragionamento consapevole, ma della sintesi pressoché immediata tra esperienza del momento, esperienza passata e sapere teorico-metodologico. Si tratta del momento di massima espressione del nostro potenziale. Pur mettendoci in uno stato di automatismo, del tutto simile a quello dell'area della sopravvivenza, i processi mentali in gioco sono molto più complessi, questo perché, al contrario dell'altra area, qui restiamo in costante dialogo con il contesto e cogliamo tutta la complessità della situazione. Appare quindi evidente che, benché sul momento non si avverta la fatica, questo stato sia alla lunga estremamente stancante. Ecco che con il calo di tensione subentra una fase di spossatezza in cui ci ritiriamo immediatamente all'area di survival.

Nota Bene! Entra in gioco la soggettività e quindi la #uniqueness

Attenzione, sia i livelli di attivazione psico-fisiologica, sia il livello di complessità gestita, sono altamente soggettivi!

Per esempio la complessità percepita di fronte a un cellulare dipende non solo dalla nostra esperienza rispetto al modello in questione, ma anche dall'abitudine a cambiarli, piuttosto che dalle nostre competenze e conoscenze tecniche. Paradossalmente, per una persona abituata a cambiare molti modelli, ma con basse conoscenze tecniche, un nuovo modello di cellulare verrà percepito come meno complesso, che per un tecnico pienamente consapevole delle implicazioni tecniche di ciascuna funzione.

Sul piano dell'attivazione, per una persona il tempo di rodaggio necessario dalla sveglia per essere pienamente operativi è soggettivo, come lo è la tolleranza alla fatica, o il vissuto della pressione dato da una scadenza.

Ovviamente, vi sono dei fattori che tipicamente incidono su entrambi gli assi, ma la percezione è soggettiva. Ecco perché è fondamentale investire del tempo nella propria auto-osservazione.

Il prossimo passo? Fare leva sulla nostra #uniqueness

Conoscere bene cosa ci motiva e demotiva, da una parte, e cosa ci da sicurezza e agita, dall'altra, ci aiuterà prima a riconoscere e poi a espandere la nostra area di efficacia.